Il crollo dei valori della modernità e l’instaurazione dell’interregno

Dall’inizio degli anni novanta Zygmunt Bauman, teorico della società liquida, ha fornito un ritratto del terzo millennio segnato dalla mancanza di punti di riferimento, con tutte le paure e le incertezze che ne derivano.
Con la sua recente scomparsa si interrompe il confronto con Carlo Bordoni da cui aveva avuto origine Stato di crisi (Einaudi 2015) e che avrebbe dovuto dar vita, almeno nelle intenzioni, a un dibattito sul superamento della modernità liquida; un dialogo che resterà senza interlocuzione con il maggiore interessato, ma non per questo inascoltato dai lettori.

Fine del mondo liquido, pubblicato da il Saggiatore, nasce da una controversia: se Bauman vedeva l’attuale condizione di liquidità come fase compresa pienamente nella modernità, Bordoni sostiene che questa si possa considerare ormai al termine.
Egli constata l’assurdità di continuare a chiamare «moderna» una società che negli ultimi decenni è stata sconvolta totalmente nei suoi cardini, proponendo invece la definizione gramsciana di «interregno», che sottolinea la condizione di attesa che si manifesta tra una fine e un inizio: non solo un periodo di tempo ma anche una distanza, un viaggio di scoperta e rischio, dove si sa cosa si lascia ma non si sa cosa si trova.

«Il passeggero dell’interregno tende a essere un uomo più fragile, insicuro di sé, incerto sul da farsi, concentrato sulla sua persona e dimentico degli altri.»

L’interregno non si configura come stazione di sosta confortevole, bensì come un inferno, perché non è chiara la destinazione del viaggio, non si sa nemmeno su quale autobus salire quando arriverà, se arriverà; esso comporta dunque ignoranza, impotenza e umiliazione.

Quella della fine della modernità non è un’idea totalmente nuova: Jean-François Lyotard, quando negli anni Settanta applicò il prefisso post- all’aggettivo moderno, aveva intuito il processo di frattura in atto.

Il primo passo utile è ammettere l’importanza che la modernità ha avuto e conoscerla pienamente, per comprenderne gli aspetti di criticità e i limiti nell’adeguarsi al presente, in un periodo di crisi che più che parentetico appare caratterizzare una nuova epoca.

L’inizio della modernità si fa risalire al 1648, l’anno della pace di Vestfalia, quando si propose la difesa di tutto ciò che poteva apparire universalmente buono, giusto e bello, sostanzialmente una promessa di felicità – che si traduce nella ricerca di uguaglianza tra uomini, nel dominio sulla natura e nell’etica del lavoro – che è stata solo in parte mantenuta. La modernità che può forse dirsi conclusa era caratterizzata da un atteggiamento positivo di speranza, di fiducia nel progresso: ma i propositi non sono stati realizzati, perché impossibili, eccessivamente utopistici; oppure si sono rivelati fallaci.

Già quando iniziavano ad avvertirsi dei segni di cambiamento, si contavano tra i detrattori della modernità anche nomi importanti come quelli di Rousseau e Nietzsche, che vedevano nei suoi principi solo l’espressione di un’ipocrisia, l’illusione di un sogno impossibile da realizzare.

Gli ideali, che avevano ammaliato le masse all’inizio della nuova era, si rivelano oggi incapaci di adattarsi alla realtà e, anzi, sono stati spesso la causa stessa di alcuni problemi che affliggono l’uomo contemporaneo.

Il periodo di interregno è segnato dal disordine, dalla violenza, dalla messa in discussione dei valori su cui si è strutturata la società: il primo concetto che viene meno è quello della società di massa, che era stato alla base dei totalitarismi e che si disgrega nel momento in cui ciascuno può distinguersi dagli altri esprimendo la propria opinione; vengono meno anche il principio di autorità e quello del lavoro, che erano stati fondanti per la società moderna.
Tutto è provvisorio, ma allo stesso tempo si vive un momento creativo – e difficilmente ripetibile – in cui è possibile dar vita a qualcosa di nuovo, progettando il futuro seguendo le aspirazioni e i bisogni attuali, senza cedere alla nostalgia del passato o al pessimismo per il presente.

Come nel periodo di assestamento dopo un terremoto, è tutto estremamente fragile e le scelte fatte in questo momento si rivelano particolarmente importanti: è un interregno globale, dove il vecchio si sta disgregando ma il nuovo è solo visibile all’orizzonte, si percepisce che qualcosa arriverà, ma non si sa esattamente cosa aspettarsi.

L’ultima scossa è quella data dalla tecnologia, che fa immaginare scenari post-umani, inquietanti, ma che contribuisce ad allenare una nuova mentalità: ci vuole del tempo, forse qualche generazione, e si tratterà di cambiamenti impercettibili per chi li vive, comprensibili solo dopo che si sono verificati.

«Quando si parla di società liquida viene subito in mente una snow globe, una di quelle bolle di vetro che contengono un paesaggio invernale e che, una volta agitate, rendono l’effetto di una nevicata. (…) Così, se consideriamo l’interregno nella sua interezza, come intervallo tra due condizioni di equilibrio (ordine) pur diverse fra loro, la liquidità corrisponde al primo tratto, quello in cui la visibilità (la certezza) è impedita da una forza improvvisa che ha sollevato i frammenti. Tuttavia, la consistenza dell’interregno è più complessa, non può limitarsi alla fase dello «scuotimento del liquido», ma necessita di un’indagine più vasta che comprenda le fasi successive, fino allo stabilirsi del nuovo ordine, al depositarsi della neve. Solo allora potremo guardare oltre la fine dell’interregno.»

Il compito del sociologo è quello di mettere in guardia sul cambiamento in atto, anche se egli stesso non può prevederlo, e di saperlo leggere a posteriori. Si può pensare che quasi certamente ci sarà una società diversa da quella passata, ma – come dimostra il successo dei partiti di stampo nazionalista degli ultimi anni – è possibile anche un movimento antistorico che guardi indietro.


carlo-bordoni-fine-del-mondo-liquidoFine del mondo liquido. Superare la modernità e vivere nell’interregno
di Carlo Bordoni

Cartaceo: brossura con alette, 120 pagg., 17.00€
Ebook: 8.99€
Casa editrice: Il Saggiatore
Collana: La piccola cultura
Luogo e anno di pubblicazione: Milano 2017
ISBN: 9788842823124

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