Nove saggi postmoderni sul virtuosismo appassionato della scrittura

«Diciamo che l’Algebra rappresenta la tecnica, o gli aspetti tecnici e formali di un’opera letteraria; diciamo che il Fuoco rappresenta le passioni dello scrittore, le cose che sta cercando di dire in maniera eloquente. Il nocciolo del mio discorso è che la buona letteratura (…) comporta e richiede sia l’algebra che il fuoco: in breve, un virtuosismo appassionato.»

L’algebra e il fuoco sono due forze opposte.
Entrambe sono necessarie, ma devono domarsi vicendevolmente, senza mai prevaricarsi, per raggiungere l’equilibrio della perfezione. Un po’ come l’apollineo e il dionisiaco nietzschiani, esse rappresentano rispettivamente la razionalità della tecnica e la passione del talento innato.

Nei nove saggi della raccolta L’algebra e il fuoco di John Barth, pubblicata nella traduzione di Damiano Abeni da minimum fax nella collana Filigrana, si cerca di dare risposta alle classiche domande sulla scrittura: perché si scrive?, perché si scrive proprio quello e non altro?, perché si scrive in quel modo e non in un altro?. Le argomentazioni sono fornite in chiave postmoderna, tendenza di rottura di cui Barth si fa portatore.
Quella che si mostra nell’età contemporanea è una letteratura in bilico, nata sulle ceneri di una modernità ormai in crisi negli anni Sessanta e Settanta.

La letteratura postmoderna è svincolata dalla storia e dalla società della propria epoca e, perciò, non vuole responsabilità che non siano strettamente correlate al campo artistico; non ci si adagia più sulla sicurezza delle ideologie, tutto è volto unicamente al fare. Nell’introduzione del libro, ad opera di Martina Testa, si invita il lettore a non aspettarsi che il Barth romanziere e il Barth saggista si corrispondano perfettamente.

Barth in questo testo parla di racconti e degli autori che se ne sono occupati pienamente; parla di Raymond Carver e William Faulkner, di Italo Calvino e Jorge Luis Borges, di Giovanni Boccaccio e di quella che per lui è il modello da seguire: Sheherazade; lo fa senza mai salire sulla cattedra del professore, nonostante gli apparterrebbe di diritto e di professione.

È interessante notare come, quando si parla del mestiere di scrivere, egli attinga per prima cosa all’attività di leggere: come se la scrittura fosse il fuoco e la lettura, lo studio di ciò che è già stato scritto, rappresentasse l’algebra che la modula.

«I miei libri e il loro autore hanno avuto la loro prima ambientazione nella zona delle paludi costiere, poi si sono spostati altrove; negli ultimi tempi vi hanno fatto ritorno; prossimamente potrebbero allontanarsi di nuovo, oppure no. La marea scende, sale, torna a scendere, sale di nuovo. Portando con sé tante metafore quante sono le barche che sostiene.»

In balìa della marea, delle critiche, delle etichette provenienti dall’esterno, Barth mostra una mentalità libera, mai immobile… una mentalità postmoderna.

Ma come agisce il Postmoderno in letteratura?

C’è un saggio dedicato alla letteratura dell’esaurimento, una letteratura che deve basarsi sull’imitazione perché ha esaurito qualunque capacità di rinnovarsi. Si dà per assodata la morte della letteratura, ma come se ne esce? Ci sono scrittori che ignorano quanto avvenuto nella letteratura della prima metà del Novecento, andando a recuperare i vecchi modelli di Dostoevskij, Tolstoj o Balzac; altri che non sono artisti ma si spacciano per tali giustificandosi con il pretesto dell’innovazione; altri ancora, infine, che partono dalla modernità del diciannovesimo secolo per poi superarla.
Quest’ultimo è il caso di Borges, Beckett e Nabokov, andando a scomodare anche un postmoderno ante litteram: Raymond Queneau.

È proprio da Borges che derivano i termini di algebra e fuoco, e sempre da lui proviene la necessità della loro contaminazione per uscire dalla crisi creativa che ci si trova necessariamente ad affrontare. Il romanzo diventa ombra di sé stesso (basti pensare a Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino e quella che viene definita metaletteratura).

Per creare un’opera di pregio che passi alla storia, bisogna distaccarsi dalla condizione storica e sociale il più possibile: un romanzo risulta tanto più falso quanto più cerca di rappresentare il contesto della realtà nel quale si inserisce perché «la preoccupazione di raccontare i «fatti» in modo esatto – così come si trovano nella documentazione storica – è tanta e tale che la verità artistica va smarrita».

Si spiega poi come la morale della letteratura dell’esaurimento si configuri come una posizione positiva, perché ciò che si va ad esaurire non è la letteratura o il linguaggio, bensì l’estetica, la bellezza oggettiva dell’età precedente, andando a creare una letteratura della pienezza, che ricombina tutte le potenzialità del passato.


john-barth-lalgebra-e-il-fuocoL’algebra e il fuoco. Saggi sulla scrittura
di John Barth

Traduzione di Damiano Abeni
Cartaceo: brossura, 200 pagg., 10.00€
Ebook: 5.99€
Casa editrice: minimum fax
Collana: Filigrana
Luogo e anno di pubblicazione: Roma 2013
ISBN: 9788875215255

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