Adolf Loos e il vento d’innovazione nella secessione viennese

Porsi il problema della biancheria intima, del taglio di capelli, del modo di vestire, dell’ascolto della buona musica o del piacere di un pranzo raffinato non ha mai fatto parte della tradizione disciplinare degli architetti.
Mai, prima di Adolf Loos, il «pioniere dell’architettura», che si è invece dedicato tanto ostinatamente a tematiche che possono apparire marginali.

Che sia questa la ragione per cui la storia dell’architettura contemporanea nutre tanto interesse nei suoi confronti? Quello che è certo è che lui è consapevole del vento di innovazione che sta portando nel campo dell’architettura.
In un saggio teorico, intitolato proprio Architektur (1910), scrive:

«Di fronte alle mie ultime argomentazioni molti saranno restati perplessi, perplessi per quanto riguarda il parallelo che io faccio tra architettura e sartoria.»

Adolf Loos (Brno, 1870 – Vienna, 1933) è stato uno dei principali architetti autori del nuovo volto della Vienna moderna. Nel 1858 la capitale austriaca segue le orme di Parigi, andando a inserirsi nel processo di innovazione che riguarda tutta l’Europa, con la nascita delle grandi metropoli: viene abbattuta la cinta muraria, si dichiara edificabile il Glacis, e viene lasciato tutto il potere decisionale agli imprenditori edili.

In questo contesto di estrema libertà ed eclettismo si insinua l’Art Nouveau, che a Vienna prende il nome di Sezessionstil, in particolare con Joseph Maria Olbrich, Joseph Hoffmann e Otto Wagner: si può provare a immaginare il grande impatto che la modernità di Adolf Loos, data dall’abolizione dell’ornamento, possa avere in una città dove domina lo stile floreale.

La svolta radicale che egli introduce nella concezione del progetto muove da riflessioni che non appartengono alla sfera del costruire, bensì a quella dell’abitare.

Loos ha compreso il ruolo centrale che la cultura del quotidiano gioca nei processi di trasformazione della civiltà: più volte nei suoi scritti afferma che gli oggetti d’uso sono i veri indizi di un modo di abitare. Le cose minime configurano la cultura di un’epoca o di un popolo in termini ancora più incisivi di un’opera letteraria o artistica: la stessa architettura non è che una delle forme attraverso cui l’abitare si mostra.

Un altro dei principi metodologici fondanti della teoria di Adolf Loos è la rivendicazione della specificità dell’architettura come tecnica.

È un provocatore, una sorta di titano moderno, che erge i propri ideali anche a costo di incontrare molte critiche; rappresenta il massimo della modernità nonostante si scagli proprio contro l’innovazione dell’Art Nouveau, a lui contemporanea; la sua è una modernità alternativa, una non accettazione degli ideali imposti dalla società del tempo. Alla radice della complessa semplicità dei suoi progetti c’è una ferma posizione nei confronti dei grandi temi sulla dialettica pubblico – privato, arte – produzione, KulturZivilisation, che è l’autentica chiave di lettura del suo particolare nichilismo.

Il nichilismo di Loos non è un punto di partenza, bensì d’arrivo, un altissimo risultato della civiltà occidentale. strettamente legato alla cultura: da questo punto di vista egli è un umanista, che tiene ben separata la disciplina architettonica da quelle scientifiche.

L’amico Karl Kraus (in Detti e contraddetti) riconosce nell’identità tra costruire e pensare il segreto della sua fatica intellettuale e rivendica a entrambi il merito di aver offerto una nuova idea di cultura:

«Adolf Loos e io, lui letteralmente, io linguisticamente, non abbiamo fatto e mostrato nient’altro se non che fra un’urna e un vaso da notte c’è una differenza e che proprio in questa differenza la civiltà ha il suo spazio. Gli altri, invece, gli spiriti positivi, si dividono fra quelli che usano l’urna come vaso da notte e quelli che usano il vaso da notte come un’urna.»

Proprio per questa identità tra pensiero e costruzione non si può prescindere, nello studio di questo personaggio molto eclettico, dall’approfondimento della teoria alla base delle sue architetture.

L’aspetto più affascinante della produzione architettonica di Loos sta nella conflittuale compresenza di una sottile vena irrazionale rigorosamente contenuta dentro le rigide maglie della composizione razionale. Può valere, ad esemplificare quanto detto, l’imprevedibilità di illusioni ottiche e di finzioni speculari che contraddistingue gli interni delle case di Loos: la sua razionalità non si riduce mai al mero funzionalismo.

Gli scritti di Adolf Loos, per lo più articoli e testi per conferenze, non seguono alcun principio strutturale preordinato, ma solo il gioco infinito delle antitesi, svolto con intemperanze, contraddizioni e frequenti paradossi.

Loos, l’architetto professionista, diventa così il sagace critico, il «negatore di Vienna». Oggi i suoi scritti prodotti tra il 1898 e il 1929 si possono trovare raccolti in Parole nel vuoto (titolo originale: Ins Leere gesprochen), un divertentissimo volume di Adelphi che comprende molti saggi ma che può essere amabilmente visto anche come lettura leggera e divertente alla scoperta di una Vienna insolita.


adolf-loos-parole-nel-vuotoParole nel vuoto
(Ins Leere gesprochen)
di Adolf Loos

Traduzione di Sonia Gessner
Cartaceo: brossura, XXVIII-373 pagg., 15.00€
Ebook: 7.99€
Casa editrice: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Luogo e anno di pubblicazione: Milano 1992
ISBN: 9788845909351

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