Fughe senza consolazione nei notturni di Stig Dagerman

I giochi della notte è una raccolta di racconti di Stig Dagerman, spesso paragonato al francese Albert Camus o al tedesco Franz Kafka.

I protagonisti di queste storie sono – come in un climax – bambini, poi adulti, infine anziani.
In tutte le età della vita, l’assurdo è protagonista.
Non c’è lezione, non c’è morale; non ci sono crescita o evoluzione.
Da bambini ci si può ancora nascondere dalle brutture del mondo, si può guardare la realtà attraverso le lenti del sogno, del gioco, pur intuendo il male.

«I giorni sono peggio delle notti. I giochi della notte sono molto meglio di quelli del giorno. Di notte ci si può rendere invisibili e correre passando per i tetti fin dove c’è bisogno di noi. Di giorno non si può essere invisibili. Di giorno non si può fare così in fretta, di giorno non è così bello giocare.»

Di giorno il piccolo Åke deve necessariamente fuggire da una famiglia incatenata.
Deve fuggire, quando sente il pianto della madre, o quando lei lo manda dal padre a chiedere soldi, mentre lui si trova in qualche bettola a bere alcool.
Deve fuggire anche quando lei lo rincorre e quando, invece, a cercarlo è il suo vicino di casa.

Non c’è comunicazione tra le persone: ognuno è condannato a soffrire in silenzio.

Uno dei racconti più struggenti, Lo sconosciuto, rappresenta il rapporto tra due coniugi.
Fuori c’è aria di temporale, è una sera adatta a riguardare vecchie fotografie e ricordare tempi lontani; il tutto avviene senza proferire parola, quasi in un tacito accordo in cui ognuno incolpa l’altro della fine di un legame.

Ma l’uomo non si riconosce in quelle immagini: non ricorda il momento, né il luogo in cui le fotografie sono state scattate. Prima ad essere oggetto di discussione sono solo oggetti, poi le persone, infine anche sé stesso. Arriva addirittura ad ingelosirsi, chiedendosi chi sia quell’uomo a fianco della propria donna.

Eppure avviene tutto con una razionalità quasi scientifica.

«Con un gesto spazientito le getta la foto con lo sconosciuto, quel perfetto estraneo il cui volto illuminato dal sole non risveglia in lui il benché minimo ricordo.»

Qualsiasi slancio positivo si possa avere è stroncato dalla realtà dei fatti.

Il contatto con l’altro e la richiesta di comprensione si rivelano sempre fallimentari, con la conseguente unica soluzione di isolarsi. Si tratta di solitudini che vengono dapprima dall’esterno, con l’attesa, da piccoli, del ritorno a casa del padre, ma che poi entrano a far parte di un essere che ha perso ogni scopo.

Otto racconti di otto esistenze che sembrano indegne di essere vissute, dove anche la morte pare essere un’alternativa meno crudele alla sofferenza di dover vivere la vita fino in fondo. Quella di Dagerman è una tristezza senza rimedio, un senso di colpa per la debolezza dell’intero genere umano, una disaffezione alla vita che sembra lasciar presagire il suicidio alla giovane età di trentuno anni.

Il suo è un male di vivere che da personale si fa universale, oggettivo, perentorio.

«Si limitava a star lì seduto, ora dopo ora, o magari anche anno luce dopo anno luce, pervaso da una crescente stanchezza. La stanchezza va molto bene, la stanchezza va sempre bene, in particolare quando ci si esercita nell’arte amara di essere prigionieri di se stessi. Anche una grande calma e una certa capacità di mantenersi freddi vanno molto bene, perché l’uomo deve avere i nervi molto saldi per potersi sopportare.»

Non esiste, qui, barlume di speranza.

Non resta che l’eterna e sconfinata notte.


stig-dagerman-i-giochi-della-notteI giochi della notte
(Nattens lekar)
di Stig Dagerman

Traduzione di Carmen Giorgetti Cima
Cartaceo: brossura, 168 pagg., 12.00€
Ebook: –
Casa editrice: Iperborea
Collana: Narrativa
Luogo e anno di pubblicazione: Milano 1996
ISBN: 9788870910599

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