Una musica del mondo tra le fermate dell’autobus

Babele 56 è un reportage narrativo – così lo definisce Giorgio Fontana – pubblicato nel 2008 e ripresentato nel 2014 con una nuova veste grafica e una nuova prefazione dell’autore. Il sottotitolo parla di una città che cambia: la città è Milano, che, sei anni dopo la prima edizione, si è già notevolmente modificata.

L’immagine di Babele conduce alla torre biblica, ma indica più generalmente una situazione di confusione, di disordine; 56 è invece il numero della linea ATM che collega Piazzale Loreto al Quartiere Adriano, passando per via Padova. È conosciuta dai residenti come l’autobus degli immigrati: qui, a reggersi sugli appositi sostegni, ci sono mani di tutte le dimensioni, mani giovani e bianche, mani rugose, mani sudate, mani sporche, mani di chi nella vita è stato sempre costretto a lavorare, mani di chi la vera vita deve ancora conoscerla.

È proprio da via Padova che Giorgio Fontana, su suggerimento di Davide Musso – editor di Terre di mezzo -, ha preso le mosse per scrivere questo libro: otto racconti che sono otto storie di vita.

Come la storia del signor Gabriele, nato ad Adua, dalle montagne Amba Aradam in Etiopia, sede di una memorabile sconfitta degli italiani quando essa era ancora una colonia. Una memoria collettiva di foibe e massacri totalmente cancellata nelle nuove generazioni; l’insegna dai colori verde, giallo e rosso – quelli della bandiera etiope – sulla facciata del suo negozio denuncia il suo attaccamento ancora molto forte alla terra natale, ma non compromette il legame al Paese che l’ha ospitato.

«Ha deciso di imbarcarsi perché, per i ragazzi che abitavano su quel corno d’Africa, navigare era un sogno. Navigare era visitare il mondo con un biglietto aperto. Il destino del marinaio, alla lunga, è quello di amare lo spostamento e il suo mezzo – l’oceano – più di ogni altro luogo. Perché è lì che ogni luogo viene come riassunto: nel suo contrario.»

Sempre col registratore in mano, Giorgio Fontana ascolta la storia di José, ingegnere meccanico che dal Perù arriva a Milano e diventa, in sette anni di imprenditoria sempre più allargata e globale e grazie ai prestiti racimolati con la junta, direttore di Editora Latina. Parla di un buon trattamento riservatogli dagli italiani, forse perché i latini non sono poi così dissimili da loro per quanto riguarda la cultura e le tradizioni.

Non mancano però casi più disperati di integrazione: casi come quello del tunisino Kais – che si vede costretto a spacciare perché la scelta è ridotta a zero – dove la rabbia, l’ubriachezza e la povertà hanno la meglio. Kardakan, anch’egli tunisino con il sogno della musica, sferza con aspre parole il Paese d’origine, la dittatura, la mancanza di libertà, le pessime infrastrutture. Anche i cinesi Liqin e Huang vedono nel modello occidentale l’emblema di società avanzata e da imitare.

Nel grande mercato dell’umanità affrescato da Giorgio Fontana si parla di buona accoglienza da parte del popolo ospitante, ma anche di sogni spesso disattesi e di difficoltà a svincolarsi dai pregiudizi, di cui spesso è però confermata la veridicità. Fondamentale la presa di coscienza che l’immigrazione è prima di tutto un doloroso distacco dalle proprie radici, un necessario investimento in qualcosa che si conosce poco, un viaggio della speranza, che spesso può essere interrotto dalla rigida burocrazia o dalla discriminazione, laddove l’aspetto esteriore già parla di una profonda diversità e spesso le difficoltà di comunicazione non riescono a colmare questa lacuna.

Uno degli aspetti più positivi di questo esperimento letterario è il fatto che non si parte con un’ipotesi da dimostrare. Fontana, con l’interesse del giornalista-scrittore, ascolta storie, le registra e poi passa le notti a “sbobinarle”, senza un chiaro intento sociale o politico. L’unico messaggio è forse soltanto un invito ad abbandonare ogni iniziale idea e dare la precedenza all’ascolto e alla conoscenza: molte volte il pregiudizio si rivelerà fondato, ma altrettante sarà necessario ricredersi.

Non c’è alcuna morale: nella Babele di Giorgio Fontana vale tutto e il contrario di tutto, come in ogni realtà multiculturale, come in ogni orchestra polifonica.
Babele 56 è un viaggio fatto di incontri di volti, di storie e di vite, in cui nessuna realtà – nemmeno quella della criminalità che spesso segue l’immigrazione – viene negata. Viene così creata una musica del mondo, dove le storie vengono messe insieme e fatte risuonare per prendere coscienza di un cambiamento in atto.

«Questa è una via che racconta una storia a ogni passo, e tutte le storie sono singole, irripetibili, dotate ciascuna di una sfumatura precisa. Non credere che siano così legate fra loro. Qualsiasi scambio, qualsiasi incontro, comporta inevitabilmente il suo opposto.»


giorgio-fontana-babele-56Babele 56. Otto fermate nella città che cambia
di Giorgio Fontana

Cartaceo: brossura con alette, 128 pagg., 12.00€
Ebook: 6.99€
Casa editrice: Terre di mezzo
Collana: Narrativa
Luogo e anno di pubblicazione: Milano 2014
ISBN: 9788861893184

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