Un museo immaginario per combattere il silenzio della calce

Lei, Luisa, è la giovane donna affidataria del progetto di un Museo della Guerra, commissionatole dalla Fondazione e dall’Assessorato alla Cultura del Comune: il suo compito è quello di domare una gran quantità di materiale eterogeneo, comprendente cimeli, armi e libri. Realizzare un museo è un’azione di grande responsabilità, perché significa modificare il passato, riscriverlo.

Lui, anonimo, è il proprietario della collezione insensata di oggetti che Luisa deve riordinare. I suoi taccuini, fitti di note prese con una cura quasi maniacale, non sono però sufficienti a rendere giustizia a un passato che qualcuno ha voluto cancellare. I nomi degli abietti collaborazionisti sono scomparsi dalla carta così come dai muri, ricoperti dalla calce viva, candida, a restituire una falsa innocenza alle azioni più immonde.

Loro sono le due voci narranti di Non luogo a procedere (Garzanti, 2015) di Claudio Magris: un romanzo che parla del Libro Tavolare che è la Storia, dove proprietà e proprietari sono chiarissimi e non contano le cause per cui il padrone sia uno piuttosto che un altro, non contano i modi in cui egli si sia impossessato del potere; l’importante è la conseguenza ultima che non tiene in considerazione i nomi di chi c’era prima, di esistenze ormai estinte, negate. Da questo romanzo, il ritratto della Storia che si ricava non è quello positivo della maestra di vita, ma quello di un tumore, un elettroshock.

Ne uccide più la penna che la spada, dice un antico proverbio. Ma come è possibile rendere giustizia alle vittime e ai loro figli se le testimonianze sono state distrutte? Solo la minaccia (o la speranza, l’illusione per chi vuole conoscere la verità) che alcune di quelle carte siano ancora recuperabili può sconfiggere il silenzio della calce, ma le fonti ufficiali non diffondono quest’eventualità prima che sia verificata, cioè prima che qualcuno intervenga a eliminarne il pericolo.
Durante l’allestimento delle sale del museo, emergono frammenti anche dal passato di Luisa: sua madre Sara è un’ebrea sopravvissuta alla Shoah, suo padre, il sergente afroamericano Brooks, è stato coinvolto nell’occupazione di Trieste.

«Quelle estati da bambina al mare, lei e suo padre, solo loro due; appena più tardi aveva capito perché sua madre non aveva mai voluto venire con loro al mare. Estati di mare e di sole, pesci divorano da sempre altri pesci e non è passato molto tempo da quando su quel mare triestino si cullava e si dissolveva un fetido fumo di carne bruciata che veniva dalla città, ma la bambina non lo sa, nessuno lo sa, quei riverberi accecanti e felici sul mare sono un velo di Maia che nasconde il sangue, il fumo e ogni dolore.»

È un fumo che, tuttavia, non ha smesso di intossicare l’aria di Trieste, una Trieste allo stesso tempo vittima e carnefice.

La morte si addice a tutti i musei, anche al museo della guerra per celebrare la pace voluto a Trieste da Diego de Henriquez, che – al di fuori della finzione romanzesca – è l’anonimo protagonista di Non luogo a procedere. È veramente esistito ed è morto nel 1974 in un rogo misterioso che distrusse gran parte dei suoi appunti, sui quali erano annotate le scritte e i nomi che i morituri avevano lasciato sui muri della Risiera di San Sabba. Cosa ci fu dietro a quell’incendio non si seppe mai. È da qui che ha origine la sentenza di non luogo a procedere, quella che, nel diritto processuale, riguarda le accuse che non possono essere verificate per insufficienza di prove.

La Risiera di San Sabba, costruita nel 1898 per la pilatura del riso, fu sede, tra il 1943 e il 1945, di un campo di prigionia, destinato allo smistamento dei deportati diretti in Germania e in Polonia ma anche alla detenzione ed eliminazione di personaggi scomodi alla maggioranza politica. Fu anche un forno crematorio, l’unico in Italia, dove morirono migliaia di partigiani italiani, jugoslavi, ebrei e antifascisti. Fu oggetto di una lunga dimenticanza, riportato alla memoria solo con il progetto dell’architetto Romano Boico che la trasformò in museo civico. Diego de Henriquez è stato per anni ossessionato dalla collezione di armi, cannoni, aerei, divise, e non perché ricordasse con nostalgia i tempi passati, ma perché, al contrario, nutriva il sogno di costruire un museo della guerra che mostrasse gli orrori di cui essa è responsabile per ergere a bene assoluto il suo contrario, la pace.

Non è tuttavia necessario addurre il pretesto della storia vera (infatti nel corso della narrazione non ne è fatta menzione) per rendersi conto dell’importanza dell’opera di Magris: una denuncia rivolta a tutte le ipocrisie che si celano dietro i meccanismi della Storia, dietro ai quali si vogliono nascondere le prove, dimenticare, mostrare solo il candore, l’eroismo, la pulizia della calce sotto la quale si nascondono i peggiori soprusi. Partendo dalle sale del museo immaginario, ci si immerge totalmente nell’inferno della memoria locale e mondiale, familiare e universale, che qualcuno ha tentato di rimuovere, perché:

«Tutto è già così difficile e basta il domani a dare angoscia, non occorre aggiungere le brutture di ieri.»

Nella prima sala del museo immaginario, allestita nelle scuderie del vecchio ippodromo, una parete completamente tappezzata di fogli bianchi mostra che qualcosa, o forse tutto, manca: la finzione romanzesca non può sicuramente colmare i vuoti di una giustizia mancata, ma può mettere in luce una verità sconosciuta, stimolando la curiosità e la conoscenza.

Non luogo a procedere è un romanzo impegnativo dal punto di vista letterario, un romanzo polifonico dalla struttura complessa ed elaborata, che potrebbe forse ricondursi alla letteratura civile e impegnata, quella che non solo parla di Storia ma addirittura agisce dentro di essa, attraverso microstorie indipendenti, popolate di personaggi reali e d’invenzione, che vanno a comporre un affresco unitario.


claudio-magris-non-luogo-a-procedereNon luogo a procedere
di Claudio Magris

Cartaceo: cartonato, 368 pagg., 20.00€
Ebook: 9.99€
Casa editrice: Garzanti
Collana: La biblioteca della Spiga
Luogo e anno di pubblicazione: Milano 2015
ISBN: 9788811689171

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